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Intervista a SimonPietro Felice, neo direttore di Caviro


Intervista a SimonPietro Felice, neo direttore di Caviro
 “La sfida sarà condurre il Gruppo a difendere i volumi conquistati in Italia e a emergere nei mercati internazionali”
Ha alle spalle una carriera fatta di importanti incarichi manageriali in diverse realtà del settore enologico quali Casa Vinicola Botter, Italian Wine Brands e Giordano Vini e ora, più precisamente dal mese di luglio, si trova a dirigere una delle imprese leader del mercato vitivinicolo italiano e internazionale. Si parla di SimonPietro Felice, il neo direttore generale del Gruppo Caviro.
“Questa in Caviro è la mia prima esperienza a contatto con il mondo cooperativo e devo dire che sono molto felice di questa nuova avventura - commenta -. Sto scoprendo un sistema fatto di valori, di persone accomunate da uno stesso spirito e da una profonda etica, un sistema che è stato capace di dar vita a una forma di viticoltura sostenibile e a una forma di impresa sostenibile”.

In questi primi mesi di lavoro ha avuto modo di conoscere meglio la realtà che dirige, quali sfide le si prospettano davati?
“Caviro e tutto il mondo dell'enologia stanno attraversando un momento di grande transizione. Assistiamo a una continua erosione dei volumi venduti in Italia e, parallelamente, a una forte crescita del vino italiano e del suo consumo all'estero. La sfida sarà condurre il Gruppo a difendere i volumi conquistati in Italia e, contemporaneamente, a emergere nei mercati internazionali. Una strada già intrapresa da Caviro attraverso il consolidamento delle linee interne e l'acquisizione di prodotti esterni; una strada, soprattutto per quanto riguarda l'export, che intendo proseguire, accelerando ancora di più”.

Quali sono gli obiettivi che si è dato a inizio mandato?
“Cerco sempre di focalizzare i primi mesi del mio lavoro su quale sia il fine ultimo della società che sono chiamato a dirigere. La mission di Caviro è valorizzare il lavoro e il prodotto dei propri soci. Il mio compito è quello di capire quali siano le potenzialità del vino che producono i nostri viticoltori e trovare le linee di prodotto più adeguate a valorizzarlo sui mercati italiani ed esteri. L'obiettivo di questa realtà cooperativa è quindi non quello di vendere di più ma di vendere meglio le produzioni dei soci. In questi primi mesi di mandato ho lavorato all'allineamento del management lungo la direttrice della missione dell'azienda. Un'azione che ritengo di fondamentale importanza, perché un'azienda è forte se il management è allineato con i propri soci”. 

Come avete chiuso il 2017?
“Il 2017 ha visto a livello di fatturato e di ricavi un andamento non dissimile a quello dell'anno scorso. È difficile dire oggi come chiuderà l'esercizio ma si può già affermare che si registrerà una leggera crescita dell'export e una leggera contrazione del mercato Italia. Questo a conferma del trend in atto. Ottime le performance dei marchi storici (Tavernello, Botte Buona ecc.), mentre si sono riscontrate maggiori difficoltà su marchi non nostri, le private label e marchi di terzi, a ulteriore prova che dobbiamo continuare a investire sui nostri brand”.

Quali sono gli obiettivi più a lungo termine?
“Stiamo già lavorando a tre progetti strategici che interesseranno i prossimi tre anni. Tre anni sono la durata essenziale per un progetto strategico, per capirne le effettive potenzialità. Ho studiato molto attentamente ciò che è successo trenta anni fa con il Tavernello. Fu un progetto strategico: ebbe un anno di incubazione prima di essere lanciato e necessitò di due anni prima di essere accettato dal mercato; non nacque atleta, ma bambino e imparò a diventare un grande corridore. Io credo che Caviro, date le dimensioni e il ruolo che ha, debba programmare progetti di ampio respiro e prepararsi a portarli avanti nell'arco di tre anni, alla fine dei quali verrà il tempo per il controllo e l'analisi dei risultati e si potrà decidere con coscienza se abbia senso proseguire o rivisitare il lavoro svolto”.

Può accennare qualcosa sui tre progetti in cantiere?
“Per il momento posso solo dire che riguardano l'espletamento della mission di Caviro: valorizzare il vino dei soci. Ci concentreremo quindi sullo sviluppo di alcuni prodotti e marchi”. 
 

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