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La salvaguardia delle tradizioni passa anche attraverso le sagre


La salvaguardia delle tradizioni passa anche attraverso le sagre
Le feste di paese scandiscono i momenti più importanti del calendario lavorativo e mantengono viva l'attenzione per la cucina, il dialetto e la musica folk
E' ancora vivo il ricordo festoso e colorato delle tante sagre che hanno attraversato la bella stagione e ci hanno traghettato all'autunno, confortati dal sapore degli stufati, della polenta e delle caldarroste.
Le proposte gastronomiche della sagre romagnole marcano con precisione i cambi di stagione e i momenti salienti del calendario devozionale e del ciclo del lavoro nel mondo contadino (non è un caso che settembre, con la fine dei raccolti e le celebrazioni della Madonna, sia un mese di intensa attività sagristica). Le feste di paese nascono per divertire e consolidare le comunità locali, ma nel contempo tramandano sapienza culinaria e ricchezza delle tradizioni, temi a cui si interessano ogni giorno di più il mondo della cultura, quello dei grandi media e persino quello della politica.
 
Se parliamo di gastronomia, le sagre sparse a macchia d'olio sul nostro territorio veicolano l'incontro fra generazioni, con le azdore in cucina ad insegnare ai giovani i segreti di ricette tramandate da decenni, qualche volta da secoli.
Talvolta i nomi stessi delle sagre aiutano a preservare tipicità del tutto romagnole, dai sabadoni al bisò, dai sugali ai dolci, per non parlare delle dimostrazioni di antichi mestieri, del rito della pigiatura dell'uva, del zachegn che racconta così bene la nostra storia, della valorizzazione del cinghiale e dei prodotti del sottobosco, dei piatti autunnali a lunga cottura che stanno sparendo dalle nostre tavole e ancora la tosatura delle pecore e l'incontro dei
più piccoli con gli animali della fattoria.
 
A proposito dei nomi stessi delle sagre, in diversi casi aiutano anche a mantenere corrente l'uso di parole del nostro dialetto, dalla “mugnega” alla “fameja”, senza dimenticare che sui palchi delle feste paesane non manca mai il teatro della nostra tradizione con le compagnie dialettali romagnole che divertono gli avventori e contribuiscono a preservare la lingua dei nostri padri. In alcune feste c'è addirittura chi rilascia attestati di conoscenza del dialetto, con tanto di test reperibili anche su internet (è il caso, pionieristico, di Traversara in Fiore). In Romagna esistono realtà accademiche e volontaristiche che lavorano per la tutela e la salvaguardia del nostro dialetto e c'è anche un legge regionale apposita, dedicata ai dialetti, sulla quale da anni si dibatte, a dimostrazione di quanto la materia accenda gli animi. Per tramandare questo patrimonio linguistico ai giovani, anche le sagre stanno facendo la loro parte.
 
E' poi sempre di questi anni anche il rilancio, a livello di grandi eventi mediatici e persino di dibattito politico, della nostra musica folklorica, quella della tradizione più remota dei balli staccati (che ha una presenza sempre maggiore nelle feste) e naturalmente il liscio. L'estate appena terminata è stata aperta dalla seconda Notte del Liscio, che ha coinvolto anche tanti giovani e musicisti provenienti da altri ambiti, e anche la tv nazionale ha certificato un grande
 ritorno di interesse per una musica che da sempre è la colonna sonora più vera proprio delle sagre paesane, che soprattutto durante la bella stagione offrono i palchi più ambiti per i musicisti romagnoli. Il mondo degli orchestrali è  legato a doppio filo a quello delle feste perché in Romagna il “buon vivere” passa dalla tavola ma si conclude col ballo. Questa non è solo tradizione, ma proprio identità della nostra terra.
 

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