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Cosa chiede la cooperazione al futuro Governo?


Cosa chiede la cooperazione al futuro Governo?
 “Cambiare l'Italia cooperando” è il nuovo Manifesto politico dell'Alleanza delle cooperative italiane stilato in vista delle elezioni del 4 marzo
Lavoro, innovazione, legalità, welfare, sostenibilità sono i cinque pilastri fondamentali che racchiudono le 16 richieste che l'Alleanza delle cooperative italiane intende portare all'attenzione del nuovo Governo che verrà eletto il 4 marzo. “Il Manifesto politico ‘Cambiare l'Italia cooperando' al quale hanno lavorato Confcooperative, Legacoop e Agci - sottolinea Marco Venturelli, segretario generale Confcooperative nazionale - intende presentare al Paese valori, visioni, proposte, richieste del movimento cooperativo per costruire un'Italia migliore. Il titolo evidenzia anche la modalità di lavoro che proponiamo alle Istituzioni, alla politica, alle parti sociali, agli altri soggetti socio-economici e del Terzo settore, ma anche all'interno della stessa cooperazione: insieme cooperando”.

Quali sono quindi le richieste più stringenti che porterete all'attenzione del nuovo Governo?
“Il Paese ha bisogno di stabilità politica e di programmi che non vengano stravolti a ogni stagione. Necessita di una terapia d'urto dal punto di vista economico, sociale e culturale. Aumentare gli investimenti in formazione e ricerca, continuare in un'opera di detassazione robusta e permanente del costo del lavoro (percorso intrapreso in questa legislatura), maggiore equità e aiuto alle fasce più deboli della popolazione. Sono queste alcune delle misure più urgenti da adottare. Non sono una ricetta di questa o di quella forza politica, ma è un dovere della politica nei confronti del Paese e dei nostri figli. Alla situazione attuale siamo arrivati per una serie di gap strutturali che sono stati acuiti dalla crisi, ma esistenti da decenni. Le buone riforme di questi anni ancora non bastano”.

Quali le priorità e i settori più sensibili dove è opportuno tenere alta l'attenzione?
“Oggi i giovani stentano o in molti casi non trovano lavoro, non riescono a emanciparsi economicamente e ad andare a vivere da soli, non ci sono strumenti di welfare adeguati - parlo di asili, ma lo stesso problema si pone per gli anziani - una donna su tre deve rinunciare al lavoro per accudire un bambino o un anziano in famiglia. Più si consolidano queste difficoltà, più decresce la natalità. È su questi bisogni primari che si misura la validità delle politiche per il lavoro e l'adeguatezza del welfare del Paese, condizioni fondamentali per guardare a un futuro di benessere e di sviluppo per i giovani, per le famiglie e per il paese”.  

Gli ultimi mesi mostrano segnali di ripresa economica, cosa può fare la politica per mantenere positivo questo trend?
“La ripresa è in atto, ma è troppo eterogenea e a macchia di leopardo. Troppe aree del Paese e ampie fette di giovani, donne e non solo, non ne sono interessati. Bisogna che imprese e politica, tutti, facciano la loro parte perché la ripresa sia più ampia possibile ma soprattutto equa. Solo così, possiamo cambiare l'Italia cooperando”.

Perché è importante andare a votare?
“Le difficoltà socioeconomiche che ci portiamo dietro da tempo hanno contribuito a uno scollamento tra Paese reale e istituzioni. Questa frattura è ricomponibile solo offrendo una credibile prospettiva di futuro. Oggi i giovani pur avendo a disposizione più strumenti dei loro padri, paradossalmente, hanno prospettive di futuro meno ambiziose. Se i nonni hanno consegnato ai padri un paese migliore non sta avvenendo lo stesso oggi con i nostri figli. Rischiamo di perdere un'intera generazione. Di acuire le criticità nelle aree più fragili dell'Italia: per esempio di non avere un adeguato ricambio di classe dirigente al Sud, dove troppi giovani emigrano sia per studiare sia per lavorare. In dieci anni, da un nostro studio condotto dal Censis, il Sud ha perso oltre 5 miliardi di euro in capitale umano. Operare con orizzonte intergenerazionale è il Dna della cooperazione,  e sarebbe bene che diventasse anche il Dna delle politiche del nostro Paese”.
 

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