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Alex Raffoni racconta le nuove frontiere della 'green energy'


Alex Raffoni racconta le nuove frontiere della
“Possiamo e dobbiamo trasformare i concetti in progetti e rendere il mondo un posto migliore”
Il settore dell'energia è in continuo movimento. Le fonti rinnovabili, l'abbattimento degli sprechi, i modelli sostenibili e l'economia circolare forniscono alle imprese possibilità concrete per fare business in modo intelligente e nel rispetto dell'ambiente. Ne sa qualcosa Alex Raffoni, responsabile tecnico e fondatore di Bloomfield, società di Cesena che opera nell'efficientamento energetico e nelle rinnovabili e che, di recente, ha vinto un bando europeo per un progetto da oltre 4 milioni di euro

Da quanto tempo lavora nell'energia?
“Sono nel settore fin dal 2006, quando, in parallelo agli studi universitari in ingegneria elettrica, seguivo il reparto nautico di un'azienda di impianti elettrici forlivese. In seguito, per la stessa azienda, ho guidato il comparto di produzione sulle energie rinnovabili, in pieno boom del settore. Sono stati anni straordinari che mi hanno permesso di bruciare le tappe e maturare l'esperienza che mi ha portato a fondare Bloomfield”.

Che tipo di azienda è Bloomfield? 
“È una realtà giovane e fatta di giovani che operano in un settore molto complesso. Lavorare in Bloomfield è come vivere in un grande progetto in itinere che non termina mai. Questo approccio ci permette una dinamicità che spesso il nostro settore tralascia: è così che con il mio socio Federico Balestra e i nostri collaboratori abbiamo sviluppato ben 4 progetti di ricerca e sviluppo e 4 tesi universitarie”.

In base alla sua esperienza, come valuta la situazione energetica attuale?
“La liberalizzazione del mercato ha creato un po' di scompiglio, specie per le realtà più piccole, ma ha anche generato molte opportunità. Solo che c'è ancora confusione, specie in Italia. Non che al di fuori sia tutto rose e fiori, ma guardando il nostro Paese si ha l'impressione che ancora una volta non siamo stati in grado di sfruttare appieno una grande occasione. E dire che il livello di penetrazione delle rinnovabili in Italia può essere preso da esempio per molte nazioni, europee ed extra-europee. Da noi le rinnovabili hanno contribuito ad un abbassamento importante del Pun (Prezzo unico nazionale), chi dice il contrario dovrebbe informarsi meglio”. 

Come potremmo migliorare?
“Manca una vera strategia energetica nazionale, per cui la politica dovrebbe impegnarsi sul serio. Ci serve un piano preciso, che non sia soltanto abbozzato e continuamente rimaneggiato. Dovrebbero essere introdotte regole chiare e durature, che non frenino lo sviluppo come invece in molti casi è successo. È comunque un bene che le parole ‘efficientamento', ‘rinnovabile', ‘green' siano ormai diventate di attualità. Attenzione però a non fermarci a concetti e stereotipi: dobbiamo renderli realtà concrete”.

Cosa ci attende nel futuro?
“L'energia, come molti dei settori tecnologici, cambia continuamente. Basta pensare che poco più di dieci anni fa era un mercato considerato monopolista, dove la materia prima più preziosa - l'energia - era accettata come un costo fisso, sul quale non si poteva intervenire. Oggi invece parliamo di smart grid, autoproduzione, micro-reti, Esco, economia circolare! A volte forse ne parliamo anche troppo rispetto ai fatti, ma abbiamo fatto passi da gigante: ora sta a noi sfruttarli, dai piccoli ai grandi operatori del mercato. Così porteremo benefici all'ambiente in cui viviamo e che consegneremo a nostri figli, specialmente se vi sarà, come auspico, una maggior sinergia internazionale”.

A proposito di internazionalità, ci racconta qualcosa del suo ultimo progetto?
“Si chiama ‘ProGETonE', è nato sull'asse H2020 e ci vede capofila di un gruppo di 14 partner europei. Miriamo a rivoluzionare il concetto di ristrutturazione e riqualificazione, aggregando fra loro energia, vivibilità e sismica: tutte tematiche attualissime. Seguendo questa linea tecnologica, a cui abbiamo contribuito fin dalle prime stesure, ora abbiamo vinto oltre 4 milioni di euro dall'Europa per realizzare un intervento concreto in quel di Atene”. 

Cosa vi ha permesso di vincere il bando? 
“Credo sia merito della dinamicità e forse della sfrontatezza con cui affrontiamo le sfide. Quando lavori per un'azienda che hai visto crescere e che senti tua, i successi hanno un sapore diverso e avverti la sensazione di star costruendo qualcosa di importante. Questo poi si riflette nella qualità del lavoro e delle idee che metti in campo”.
 

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